Dove nuotano gli ippocampi di Hilde e Ylva Østby

Copertina libro su kindle
Questo è un libro nato dalla collaborazione fra una neuroscienziata e una scrittrice. Il fatto che siano sorelle lo rende bello da un punto di vista dei contenuti vista la grande sintonia che si percepisce nel corso della lettura via via che ci vengono descritte le ricerche e gli aneddoti. Nel complesso è stato davvero piacevole mettermi alla prova con questo saggio.

Il libro mi ha fatto riflettere su quanto poco io sapessi del funzionamento del mio cervello e di quanto tutto quel ricco insieme di meccanismi che chiamiamo memoria abbia un ruolo molto più importante nella vita quotidiana di quello crediamo.

Si può leggere nel libro la sorprendente descrizione di quello che accade a livello ellulare quando una nozione diventa un ricordo o di come per vent'anni nessuno abbia fatto caso a uno studio di Terje Lomo e Tim Bliss. Questi due ricercatori collaborarono per una serie di esperimenti e nel '73 arrivarono a una pubblicazione scientifica che sarà la base di molte ricerche moderne sulla memoria. Leggendo questo libro ho appreso dell'esistenza di cellule griglia o grid cells grazie alle quali può avvenire la percezione dei luoghi. Grazie a loro possiamo determinare la nostra posizione e ricordare dove ci troviamo rispetto a poco fa. La cosa sorprendente è che questo avviene tramite un reticolo di esagoni, il che ricorda il modo di gestire lo spazio tipico delle api: concepiamo il mondo come un alveare.

Come ricordare?

Le storie dell'uomo senza oblio o di Oddbjørn By che dello sviluppo di tecniche mnemoniche ne ha fatto un lavoro mi hanno consentito di capire come la memoria sia una questione di immagini che formiamo nella nostra testa. Alcune tecniche consistono nell'associare luoghi a cose da ricordare (vedi la tecnica dei loci) o nell'immaginare situazioni assurde nella propria mente, da associare a nozioni che vogliamo ricordare, o anche nel creare sigle (più assurde e paradossali sono meglio è) con le parole che abbiamo bisogno di tenere a mente. Lo stesso Oddbjørn By dice di essere diventato più visivo da quando lavora con la memoria: quando legge un libro, ad esempio, gli compaiono nella testa molte più immagini.

I ricordi e Blade runner 2049

Gli studi di Ebbinghaus hanno dimostrato che i ricordi se non hanno un aggancio con il nostro vissuto personale o con qualcosa a cui teniamo, con il tempo si affievoliscono, il che mi ha fatto tornare in mente il film Blade Runner 2049.

Copertina libro su kindle e lenzuola bianche sullo sfondo
Quando il replicante agente K (Senza spoiler e senza approfondire troppo la trama) chiede alla creatrice di ricordi come possiamo dire se qualcosa è realmente accaduto, lei risponde che molti pensano stia tutto nei dettagli, ma non è così che funziona la memoria:

noi ricordiamo con i nostri sentimenti.

Non so se per la scrittura della storia originale o per la sceneggiatura del film ci sia stato qualche studio in questa direzione, ma questa nozione è esattamente quella che emerge più volte in questo libro: le emozioni ci aiutano a ricordare.

Abbastanza sconvolgente poi è la parte sui falsi ricordi: nel momento in cui ricordiamo qualcosa stiamo in realtà mettendo in atto la ricostruzione di un evento, prodotta a partire da frammenti d'immagini e narrazioni, messi insieme nel modo più coerente per noi possibile. Non avevo mai pensato alle conseguenze di un modo di lavorare del nostro cervello così fallace sul sistema giudiziario: se da un evento vero a uno ricostruito il passo è così breve pensiamo a quello che viene detto durante gli interrogatori...

Salvo scoprire che poi il sistema di rimozione dei ricordi tanto fallace non è, e tutto ha uno scopo preciso che garantisce il nostro benessere psichico.

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Scritta della firma Chiara
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